Lo sciabolatore alla cena aziendale prenatalizia

Chi di noi non ha mai sognato di aprire una bottiglia di vino a suon di sciabola?

Vi state già immaginando il Sandokan di turno con sciabola in mano e pronto a colpire con destrezza? Solo la tigre manca…penserete, e voi al contrario impugnate come al solito il noioso cavatappi del nonno. Invece stiamo parlando del sabrage, una tecnica utilizzata dai più abili sommelier. Non si tratta di una sciabola qualunque, bensì della sciabola da sommelier, uno strumento costruito appositamente per l’apertura delle bottiglie di Metodo Classico. Proprio per questo motivo, rispetto alle armi da taglio con lama affilata, è privo di filo e talvolta di punta. Le dimensioni sono variabili, tanto che i modelli più piccoli ricordano dei lunghi coltelli.

Il sabrage è una particolare tecnica, che trova origine nell’usanza delle truppe napoleoniche per aprire lo champagne. Il periodo è quello successivo alla Rivoluzione francese e la sciabola era l’arma d’elezione della cavalleria leggera dell’esercito, gli ussari. Viste le numerose vittorie ottenute dall’esercito vi furono molti festeggiamenti, durante i quali era prassi aprire le bottiglie con un mezzo comodo e facilmente reperibile come appunto la sciabola d’ordinanza.

Il procedimento

Ma come si fa? Il procedimento potrebbe sembrarvi qualcosa di arduo e provocarvi una certa ansia da prestazione. Però se si impara la tecnica, sciabolare una bottiglia di Metodo Classico è facilissimo, più di quanto non si creda: non è una questione di forza ma di convinzione e scioltezza nel gesto. Innanzitutto si toglie la capsula e la gabbietta metallica che avvolge il tappo. Poi si individua una delle due linee di incollatura della bottiglia, che deve essere bella fresca. Quindi, tenedo le braccia distese, con una mano si tiene ferma la bottiglia verso l’alto ad un angolo di circa 30°. Con l’altra, prima si pone la lama della sciabola sull’incollatura, poi, facendola scivolare su di essa, si dà un colpo secco e deciso sul collo della bottiglia, in prossimità dello scalino. In questo modo si taglia il collo della bottiglia di netto, senza generare alcun rischio relativo alle schegge di vetro, in quanto la pressione interna le spinge via col tappo.

Però bisogna dire che questa operazione dovrebbe essere effettuata da persone esperte e non da sommelier improvvisati. Prima di tutto perché la tecnica, qualora non riuscisse, porterebbe alla rottura della bottiglia, con serio rischio di farsi male. In secondo luogo perché, qualora l’operazione non andasse a buon fine, il buon vino presente all’interno della bottiglia andrebbe perduto a terra. Quindi se non vi sentite pronti, è meglio continuare ad usare il classico cavatappi in tutta sicurezza e lasciare che il Sandokan in voi resti nelle vostre avventure fantasiose.

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